Sp. Museddu - Torre di Sarrala
Sardegna quale luogo migliore per affrontare un’indimenticabile e salutare escursione in mare con un buon equipaggio kajak? Siamo nell’incontaminata e selvaggia Ogliastra, nella costa centro-orientale; la strada statale 125, detta appunto orientale sarda, ci fa giungere al paese più giovane della zona: Cardedu. A dominare l’intera piana, a sud, il maestoso Monte Ferru, che, con i suoi 875 m. di altezza, offre panorami mozzafiato. A circa 5 km. dal paese comincia la marina; qui una stupenda strada di circa 12 km costeggia il mare dandoci la possibilità di ammirare buona parte della costa ogliastrina.
L’escursione che vado a proporre si svolge in due tappe: la prima non è particolarmente difficile in quanto diversi approdi fanno si che si possa sostare nel caso il mare vada a peggiorare, mentre nella seconda tappa l’unico comodo approdo è nella parte finale dell’itinerario, cioè sulla spiaggia di Sarrala; si partirà dalla spiaggia di Museddu. Prima di raccontare quest’avventura, voglio dare qualche consiglio a chi ancora non ha vissuto un’avventura simile. Grazie all’esperienza maturata in diversi anni vado a prelevare qualche consiglio riguardo la tecnica, la sicurezza e l’equipaggiamento. Bisogna guardare sempre un buon bollettino meteorologico o meglio possiamo contattare telefonicamente la guardia costiera più vicina. In mare bisogna essere ben visibili (quindi il kajak deve avere dei colori tipo rosso, arancio e giallo); anche l’abbigliamento è importante : se per i più esperti andare in kajak vuol dire bagnarsi il meno possibile, per i principianti solitamente è il contrario. E’ necessario indossare un abbigliamento tecnico: mute o sottomute, un pile o una maglia di lana, una giacca con cappuccio e polsi in neopene, stivaletti dello stesso materiale, mentre se la stagione è calda, una leggera tuta da palestra o un costume da bagno sono sufficienti, senza però che manchi una giacca a vento. Per quanto riguarda la sicurezza, il giubbotto di salvataggio è d’obbliogo, insieme ad una pagaia di scorta, possibilmente smontabile. Per piccole escursioni come queste, come mezzi di segnalazione, possono bastare i fischietti ed una torcia elettrica, dopo avere comunque avvisato la guardia costiera della nostra permanenza in mare. Dopo aver fatto una buona scorta d’acqua, si parte verso la spiaggia di Coccorocci, prima tappa del percorso. L’avventura inizia dalla spiaggia di Museddu, a metà della quale sfoccia il fiume Pelau; finita la spiaggia il panorama cambia grazie alla costa alta e rocciosa caratterizzata dal colore rosso dei porfidi granititici. Il mare è calmo e la giornata splendida , questo mi permette di pagaiare ad un ritmo lento e di rimanere sotto costa in modo da ammirare il paesaggio che mi circonda. Percorso un miglio arrivo alla spiaggia detta “spiaggetta” o “spiaggia di Sumari Dividiu” costituita prevalentemente da ciotoli rossi e grigi. Dopo un tratto di costa frastagliata segue la cala di Su Sirboni (del cinghiale) dove decido di fare una sosta per un bagno rigeneratore; ho percorso circa due miglia e mi aspetta tutto un pomeriggio di pagaia per arrivare a destinazione.
Dopo essermi rifocillato e ricaricato riparto alla volta di Cala e Luas che raggiungo dopo mezzo miglio di navigazione sotto costa rocciosa. Superata la cala , dietro Capo d’Asta, trovo un’ insenatura piuttosto ampia simile ad una grossa e squadrata piscina ed un enorme blocco granitico che crea un canale naturale abbastanza ampio da permetterci, con qualche manovra, il passaggio. Usciti dal canale, dopo aver percorso mezzo miglio costeggiando una serie di singolari calette costituite da rocce scolpite dal mare, arrivo alla prima tappa del percorso: la spiaggia di Coccoroccci. Dietro la spiaggia, sorge un?attrezzato campeggio nel quale passerò la notte. La mattina presto riparto dalla spiaggia e, dopo aver pagaiato per un pò verso sud, intravedo Capo Sferracavallo; il nome di questo è dovuto al fatto che da qui partiva un antico sentiero impervio che portava alla marina di Tertenia e i cavalli che lo percorrevano perdevano spesso il ferro dagli zoccoli. In riva al mare si può vedere un blocco granitico scuro che ha le sembianze di una donna che prega verso il mare, seduta con le mani giunte. Questo tratto di costa è caratterizzato da un suggestivo fondale ricco di pesci, meta preferita dai pescatori subacquei. Dopo aver raggiunto la punta Is Erbas , nella marina di Tertenia, decido di fermarmi, dopo un centianaio di metri alla mia destra, nella lunga spiaggia di Sarrala per un buon bagno. Riparto e con poche pagaiate raggiungo la torre di S. Giovanni di Sarrala, da dove rientro al campeggio. L’ avventura è finita e in due giorni, con il mio kajak, ho percorso 7 miglia e mezzo , in mezzo alla natura e al mare incontaminati.

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